di Stefano Semeraro - 29 gennaio 2020

Nadal bloccato dalla security. La lezione di Rosewall

Il numero uno non aveva il pass, un episodio simile era capitato l'anno scorso a Federer. Le ragioni degli addetti e il fair play del grande australiano.

Ken Rosewall: un grande, anche fuori dal campo - foto Ray Giubilo

Ti chiami Rafa o Roger - o magari Maria o Ken, ma senza pass non entri. A Rafa era gà capitato in passato, per giunta a Madrid, stavolta gli è successo a Melbourne, mentre tentava mercoledì di entrare. Una prima guardia giurata lo ha fermato perché non aveva con sé l’accrddito, e solo dopo un colloquio - peraltro cordialissimo, come è nella natura di Rafa il gentleman - con un altro addetto, è stato fatto passare. L’anno scorso era capitato a Roger Federer, che aveva dovuto aspettare che il suo staff gli portasse il pass. A inizio torneo quest’anno anche Maria Sharapova non era stata riconosciuta. Uno zelo che può sembrare eccessivo, ma giustificato dalle misure di sicurezza. Chi sta lì per sorvegliare non può rischiare (nemmeno il posto) per compiacere il vip di turno. Anni fa fui personalmente testimone della rigidità delle regole: dovevo intervistare il grande Ken Rosewall, e scegliemmo di sederci al ristorante dei giocatori, ma una addetta ci bloccò. «Il signore non può entrare in questa zona». Provai a spiegarle che ‘il signore’ quel torneo lo aveva vinto quattro volte ed era una delle glorie sportive dell’Australia, ma niente, non ci fu verso. «La signorina sta facendo il suo mestiere», mi disse sorridente ‘Muscle’. «Andiamo pure da un’altra parte». Una lezione di stile e di fair play del Piccolo Maestro.

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