Redazione - 04 febbraio 2019

I GRANDI ASSENTI DELLA DAVIS 2019

Alle Finals di Madrid potrebbero mancare almeno metà dei top 10. Sicuramente assenti Roger Federer, Stan Wawrinka, Dominic Thiem. Kevin Anderson, Stefanos Tsitsipas e Grigor Dimitrov, in dubbio Sascha Zverev, Lucas Pouille e soprattutto Novak Djokovic.

Il 14 febbraio si terrà il sorteggio delle Finals della nuova Coppa Davis voluta da ITF e Kosmos. Il motivo principale di questo radicale cambiamento (saranno 18 i team presenti, divisi in sei gironi che qualificheranno tutte le prime classificate e le due migliori seconde ai quarti di finale con eliminazione diretta, match composti da due singolari e un doppio giocati al meglio dei tre set) è stata l’assenza nelle ultime stagioni dei migliori giocatori, che hanno risposto alla convocazione a intermittenza, generalmente nel caso ci fosse da salvare la propria nazione a rischio retrocessione o fin quando non si è riusciti a vincerla per la prima volta (quello di Roger Federer è il caso più eclatante). Ora, si può discutere sula bontà della nuova formula ma il giudizio passa dalla presenza o meno dei top players. E alcuni siamo già certi che non saranno a Madrid, altri sono in forte dubbio.

Gli incontri di spareggio dello scorso week-end hanno emesso i primi verdetti e condannato alcune nazioni a non esser epresenti alle Finals. Non ci sarà la Svizzera di Roger Federer e Stan Wawrinka, così come l’Australia di Dominic Thiem, tutti assenti in questi tre spareggi, seppur per ragioni diverse (Federer e Wawrinka hanno rinunciato a priori, Thiem per infortunio: secondo quanto riferito dal padre è stato colpito da un virus a Tenerife durante la preparazione invernale e ancora non sarebbe al top della condizione).

Nessuna chance nemmeno per Kevin Anderson, Stefanos Tsitsipas e Grigor Dimitrov che non hanno connazionali all’altezza per riuscire a qualificarsi per le Finals, così come una nazionale storicamente molto competitiva come la Repubblica Ceca, sconfitta dall’Olanda di Robin Haase, soprattutto a causa dell’assenza di Tomas Berdych, tornato molto competitivo dopo sei mesi di stop per infortunio ma categorico nel suo rifiuto verso il nuovo format della Davis.

Ma le assenze potrebbero non finire qui. Sascha Zverev ha dichiarato in più occasioni che non è intenzionato a giocare le Finals, anche se la sua (sorprendente) presenza nello spareggio contro l’Ungheria a Francoforte alimenta nuove speranze per gli organizzatori. Ancor più complesso il caso di Lucas Pouille che fin dall’anno scorso ha dichiarato che per nessuna ragione avrebbe preso parte alla nuova Davis, criticando duramente la sua federazione per aver votato a favore. Ora, fino al recente Australian Open poteva essere un’assenza di poco conto, visto che non vinceva un match da mesi e che la Francia può contare su altri giocatori di maggior appeal. Tuttavia, la semifinale raggiunta a Melbourne gli ha nuovamente restituito lo status di number one francese, nazione particolarmente legata all’insalatiera.

C’è poi il caso Novak Djokovic, il più delicato. L’anno scorso, il numero uno del mondo ha incontrato al torneo di Shanghai Gerard Piqué; un meeting onesto ma senza fumata bianca. Anzi, Djokovic ha dichiarato di preferire la nuova ATP Cup (altra manifestazione a squadre che si svolgerà per la prima volta nel gennaio 2020 in Australia): la sua presenza a Madrid è fortemente in dubbio anche se il suo forte spirito patriottico potrebbe indurlo a partecipare. Nessun problema invece in Casa Italia: capitan Barazzutti, che la vecchia Davis l'ha vinta nel 1976, ha dichiarato di essere contrario alla riforma ma comunque di accettare il cambiamento, cos' come tutti i giocatori. La nazionale azzurra è piuttosto completa e potrebbe essere una delle mine vaganti delle Finals.

In generale, è probabile che almeno la metà della top 10 mondiale sia assente dalle Finals e già questo sarebbe un mezzo fallimento, benché è giusto offrire il beneficio del dubbio e attendere lo svolgimento della prima edizione. In attesa che ITF e ATP riescano a trovare un accordo per evitare che si facciano concorrenza organizzando due manifestazioni a squadre a distanza di due mesi, precedute peraltro dalla Laver Cup che, pur rimanendo un’esibizione, coinvolge (grazie ai lauti ingaggi) tanti top players). C’è tanta confusione nel mondo del tennis pro, che difficilmente sparirà fin quando non ci sarà un commissioner con pieni poteri a gestire regole e calendario. Ma siamo molto lontani da questa soluzione.

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