di Stefano Semeraro - 10 marzo 2020

Fognini e Berrettini sull'emergenza Coronavirus: «Giusto fermarsi. Ora risolviamo questo problema»

Fabio è stato fermato all'aeroporto di Barcellona da una telefonata che lo avvertiva della cancellazione del Masters 1000 di Indian Wells. In questa intervista spiega di essere d'accordo, sia come tennista sia come papà, con la decisione degli organizzatori. Stessa posizione per Matteo Berrettini: «E' stato un fulmine a ciel sereno ma le emergenze non si possono programmare»

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Fabio Fognini dà il 'pugno' a Pier Francesco Parra, il responsabile medico dell'Italia di Davis: in tempo di coronavirus, prima la salute.  

Fabio Fognini ha fatto appena in tempo a... non partire. La telefonata sull'annullamento del Masters 1000 di Indian Wells è arrivata a notte fonda, quando Fabio stava per salire sull'aero in partenza alle 4,30 di lunedì mattina per la California. Così mentre gli altri italiani iscritti sono tutti negli States, lui è potuto rimanere a Barcellona accanto alla famiglia. In attesa di tornare in campo appena l'emergenza sarà risolta.

Fabio, Indian Wells cancellato: giusto così? Ti aspetti altri provvedimenti simili?

«Assolutamente sì. In un momento come questo è fondamentale mettere la salute al primo posto. Dobbiamo rispettare le regole ed evitare che troppe persone stiano a stretto contatto durante un evento sportivo. Ovviamente per noi tennisti è stata una doccia fredda, ma dobbiamo pensare alla collettività ed essere uniti in questo momento, rispettando le regole».

Come papà e come tennista che cosa ti preoccupa di più di questa emergenza?

«La famiglia viene prima di tutto e ovviamente voglio pensare al bene dei miei bambini e di mia moglie: è importante seguire i consigli dell’Organizzazione Mondiale della Sanità ed evitare tutte le situazioni a rischio. Noi viviamo a Barcellona dove la situazione è un po’ più tranquilla rispetto all’Italia, ma in questo momento non dobbiamo fare distinzioni. Questo virus è un problema mondiale non italiano. Ovviamente come tennista posso dire che una situazione del genere non ha precedenti. Non giocare il primo Masters 1000 della stagione è davvero strano. Ma, ripeto, adesso è più importante risolvere questa emergenza».

Si parla addirittura di Roland Garros e Wimbledon a rischio…

«Ci aspettano settimane decisive e dobbiamo essere pronti ad accettare ogni decisione. Miami, Montecarlo, Madrid, Roma, gli Slam Europei e tutti gli altri tornei sono tutti importanti e ovviamente noi tennisti vorremmo giocarli, ma come ho detto all’inizio la salute e la gestione di questa emergenza sanitaria vengono al primo posto. Da tennista posso dire che continuerò ad allenarmi e tornerò in campo in un torneo non appena ci sarà la possibilità di farlo. La stagione è ancora lunga e la voglia di competere e di fare bene dopo la scorsa stagione è davvero molta. Ma prima risolviamo questo problema».

Abbiamo rivolto le stesse domande anche a Matteo Berrettini, che a differenza di Fabio si trovava già negli Stati Uniti quando la decisione è stata presa.

Matteo, secondo te la decisione presa da Indian Wells è giusta? Ti aspetti altre cancellazioni?

«Credo che sia stata quella giusta. Visto i rischi bisogna prendere tutte le precauzioni necessarie perché il virus non si espanda. Si, mi aspetto altre cancellazioni. Viviamo giorno per giorno».

I tennisti si spostano in continuazione: ti senti sicuro o preferiresti decisioni molto dure, arrivando fino ad annullare o spostare tornei del Grande Slam?

«Capisco che sia difficile prendere delle decisioni molto tempo prima, ma sarebbe molto importante informarci per tempo per poter evitare spostamenti inutili».

Ci sono polemiche sui tempi: la decisione poteva arrivare prima in modo da evitare tanti trasferimenti da tutto il mondo alla California?

«La cosa è arrivata come un fulmine a ciel sereno, fino a ieri qui sembrava tutto a posto. È ovvio che con le emergenze non si possa programmare, e ci sono molti rischi e molti interessi anche politici e legali. Soprattutto negli Stati Uniti esiste sempre un rischio alto di persone che potrebbero far causa agli organizzatori, e una volta che la contea ha decretato lo stato di emergenza, è comprensibile che un organizzatore consideri di cancellare l’evento».

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