06 October 2020

Circolo non affiliato Fit, società affiliata... Un paradosso da risolvere

Pepe Rigamonti racconta quanto accaduto ad un circolo lombardo: se affittasse i campi ad una Asd impegnata nei campionati Fitsi troverebbe nella bizzara situazione di non poter più svolgere le attività per l'ente al quale è affiliato

Può un circolo non affiliato Fit affittare i campi ad una società che invece affiliata lo è, e ritrovarsi nell'impossibilità di utilizzarli per le proprie attività? È il paradosso a cui si è trovato davanti un circolo italiano, e che ci ha sottoposto, con la consueta pacata competenza Pepe Rigamonti. Preoccupato che la situazione possa ripetersi, danneggiando un po' tutti: circoli affiliati, non affiliati, e la stessa Fit. "Vorrei portare alla luce quanto accaduto ad un circolo lombardo, dato che il Coni non è ancora stato in grado di chiarire la situazione che si è creata". Spiega Rigamonti a Tennis Italiano: "Recentemente un gruppo di amici ha costituito una Asd per poter prendere parte ai campionati a squadre di tennis della Fit e ha contattato un centro sportivo per affittare i campi nei weekend di gara". Questo circolo, gestito da una società sportiva a responsabilità limitata possiede anche campi da calcetto, piscina e palestra; ed è soprattutto affiliato ad un ente di promozione sportiva riconosciuto dal Coni.

Una volta ricevuta la richiesta il centro si è mostrato disponibile e con l’aiuto di Rigamonti hanno verificato la fattibilità della cosa: “Ho parlato con due funzionari del comitato regionale lombardo per l’omologazione dei campi spiegando la situazione. Ciò che ci è stato detto però è che a quel punto solo i tesserati Fit ci avrebbero potuto giocare", cosa di cui Pepe era già a conoscenza. "Questo è giusto però solo in riferimento alla neonata ASD nel periodo in cui affitta i campi e non al centro sportivo che li possiede, non è affiliato alla Fit e che paradossalmente per affittare dei campi si troverebbe a non poter più svolgere le attività per l’ente al quale è affiliato”.

Rigamonti ha portato subito la questione all’attenzione della Fit e del Coni con la speranza di far capire che l’ASD impegnata nel campionato a squadre non era proprietaria della struttura dove avrebbero giocato i match interni: Al momento la Federazione non sembra aver capito. Ho parlato al telefono con due architetti coinvolti nell’ambito delle omologhe Coni per la regione Lombardia e loro hanno concordato con me mettendomi in contatto con la segreteria del comitato regionale lombardo del Coni; Loro però mi hanno detto di aver verificato e nella replica hanno allegato le carte federali”. Questa la prima risposta ricevuta da Rigamonti che ha poi provato a fare ulteriore chiarezza con il Comitato olimpico nazionale italiano, che ha però avallato la questione: “Ho sottolineato ancora una volta che sono consapevole che solo i tesserati possano giocare sui campi di un’associazione legata alla Fit, evidenziando però che l’Asd in questo caso si limita ad affittare i campi. Loro sono rimasti sulla stessa posizione e mi hanno invitato a contattare il Coni nazionale”.

Al momento il maestro resta in attesa di risposte, ma evidenzia come la situazione nata sia paradossale: “Personalmente mi cambia poco perché mi basterà consigliare al centro sportivo di non affittare i campi all’Asd ed ogni problema si risolve. Però parliamo di aiutare le persone a fare sport - evidenzia Rigamonti - Così ci perdiamo tutti, l’associazione, l’ente di promozione sportiva e la stessa Federazione che perde i tesseramenti, la tassa di iscrizione al campionato e l’affiliazione. Tutta questa diatriba è nata per quattro amici che volevano giocare insieme il campionato”, conclude Rigamonti con rammarico.

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