28 gennaio 2019

LA KRYPTONITE DI RAFA

Marco Imarisio sul Corriere della Sera spiega senza (inutili) considerazioni sull’aspetto mentale, perché Rafael Nadal soffre così tanto Novak Djokovic. E la questione è puramente di livello tecnico-tattico

Ci sono un paio di regole non scritte del tennis che valgono per tutti. La prima è che a 16 anni un giocatore ha ormai la propria impronta. Da quell'età in poi, può solo fare modifiche. La seconda è che si vive e si muore con il proprio colpo migliore. Il dritto mancino di Rafael Nadal è l'arma di distruzione degli avversari più straordinaria della storia di questo sport. Ma siccome la stragrande maggioranza degli scambi si effettuano sulle diagonali, quella sbracciata carica di un top spin ingestibile va incontro al fenomenale rovescio di Djokovic, anticipato e profondo, spesso impattato di controbalzo, quindi insensibile a quei tiri pieni di effetto. Per questo, il miglior Nadal faticherà sempre contro il miglior Djokovic. Nella finale di ieri c'è un dato eloquente. Il campione serbo ha giocato il 78 per cento dei colpi in uscita dalla prima palla di servizio proprio sul dritto di Nadal. Non solo non ne aveva paura, lo cercava. Una volta proprio Nadal spiegò perché contro Federer non serviva forte. Gli bastava cercare il rovescio, disse, per “entrare” di dritto e avere così un vantaggio sufficiente a vincere il punto. Djokovic gestisce in maniera perfetta un colpo che per tutti gli altri rappresenta una sentenza. Nel giusto elogio dell'eterno revenant Nadal si sono spese molte parole sulla sua nuova varietà di gioco. Ma sono aggiustamenti. La vittoria e la sconfitta dipendono invece sempre dal tuo colpo più forte. Se Nadal è il Superman del tennis, Djokovic ha la kryptonite nel rovescio.

© RIPRODUZIONE RISERVATA