Lorenzo Cazzaniga - 04 marzo 2019

DIGITAL TENNIS: IN OR OUT?

Un Occhio di Falco decisamente economico? Sulla carta una vera rivoluzione, di grande fascino e praticità, ma in campo non ha superato il nostro test perché i limiti tecnici sono ancora troppo marcati. Ecco tutti i dettagli

Lo aspettavo con una certa impazienza, incuriosito da una chiacchierata via Skype avuta qualche settimana prima con Grégoire Gentil, un ingegnere francese trasferitosi nella Silicon Valley, a Palo Alto, California. È lui l'inventore di un piccolo marchingegno dal nome piuttosto esplicativo: In/Out. In sostanza, un Occhio di Falco con meno pretese, un margine di errore più alto, ma anche enormemente più economico, al punto da poter diventare uno strumento di massa. E, sulla carta, rivoluzionare il modo di approcciare una partita, risolvere i problemi a tanti giudici arbitri e ribaltare risultati, soprattutto contro i furbetti che abbondano, man mano che si abbassa il livello. Peccato, perché le nostre aspettative (invero un po' troppo alte) sono rimaste disattese, come peraltro alcuni ingegneri che conoscono bene il mondo della videoanalisi applicata al tennis, mi avevano anticipato. Si tratta di uno strumento che avvolge due piccole telecamere e che viene fissato al paletto della rete: in pochi secondi, traccia le linee del campo e determina (con l'approssimazione di circa un paio di centimetri) se la palla è dentro fuori, emettendo un suono o tramite un'apposita luce rossa. Inoltre, tiene registrato l'ultimo rimbalza che è possibile vedere sul piccolo display, per togliersi qualsiasi dubbio. E non sarebbe finita qui, perché In/Out promette anche di fornire una serie di statistiche interessanti, tra le quali spicca un grafico che mostra dove sono atterrati i vostri colpi (e del vostro avversario). Fin qui, tutto straordinario, soprattutto considerando che viene offerto a circa 250 dollari.

Curiosi quanto sbalorditi, abbiamo acquistato due confezioni, muniti di batteria supplementare. Arrivano all'interno di un box di plastica a forma di palla da tennis, un gadget simpatico. La registrazione il set-up generale sono semplici, anche per chi è poco avvezzo alle nuove tecnologie, ma i problemi cominciano quando si scende in campo. Primo aspetto: non funziona in ogni condizione di gioco che però non è verificabile prima dell'acquisto. Infatti, per tracciare le righe, il sistema ha bisogna che queste siano ben visibili: la sabbiolina dell'erba sintetica, una cattiva illuminazione, una luca distorta, le ombre troppo pronunciate, diventano ostacoli insormontabili. Lo abbiamo provato su sedici campi, indoor e outdoor, di varie superfici e con illuminazioni diverse: nella metà dei casi, il test non è nemmeno cominciato. Fortunatamente, abbiamo trovato alcune situazioni ideali (la migliore è un campo in cemento, ben illuminato, con colori nitidi, tipo un bell'azzurro). Affrancarlo al paletto è un gioco da ragazzi e si possono scegliere alcune funzioni, tra cui la modalità allenamento (non considera la riga del servizio) e quella match. Abbiamo optato per la prima, la più semplice. Il sistema funziona a singhiozzo: le rilevazioni non sono sempre corrette ma soprattutto succede troppo spesso che... non le rilevi proprio. In fondo, la telecamera non ha un obiettivo fish-eye esasperato e quindi, essendo il paletto abbastanza vicino alla riga laterale, fatica a raggiungere gli angoli più vicini (problema che in buona parte si risolve piazzandone uno su ciascun paletto (ovviamente il prezzo raddoppia o quasi). Indubbio che questa è la soluzione che si fa preferire: risolve alcuni fastidi e migliora la precisione generale. Tuttavia, nonostante l'accorgimento, troppi rimbalzi non sono stati segnalati, un problema tutt'altro che secondario, perché un giudice a intermittenza serve relativamente e soprattutto non offre sufficienti garanzie ai giocatori sulla bontà della chiamata.

La delusione è sprofondata nel dramma (tennisticamente parlando, of course) quando abbiamo inserito la modalità partita. Reduci da altre esperienze, nutrivamo qualche dubbio, puntualmente verificatosi. In/Out, nonostante i suoi occhi, non riesce a decifrare le varie situazioni, capire quando si tratta di un servizio e quindi attivare la linea di metà campo, distinguere prima e seconda palla, o ancora quando è un colpo in gioco da quando semplicemente si passa la palla all'avversario. Problemi arcinoti che hanno trovato soluzione solo nelle tecnologie più complesse, leggi PlaySight o Mojjo. Che però presentano un conto salato, non solo per gli utenti singoli ma anche per i club meno ricchi o con scarsa attività agonistica.

Decisamente migliore la rilevazione dei punti di rimbalzo della palla, grafici che aiutano a capire la profondità dei propri colpi e la loro direzione, con risultati spesso sorprendenti, per chi non ha avuto mai accesso a questi dati e che diventano uno strumento di analisi per nulla banale.

Il giudizio finale? Gli esperti cono concordi nel definire monsieur Gentil un piccolo fenomeno: quello che ha ottenuto, con risorse limitate è già significativo ma i limiti sono ancora troppo evidenti per consigliare l'acquisto. Probabile che in futuro possano essere limati. Per adesso, tennis e tecnologia non viaggiano ancora a braccetto.

Post Scriptum: in questo momento il prodotto è sotto stress-test dell’ingegner Gabriele Medri, che ci darà un suo responso una volta terminate le prove.

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